Giacomo Scotti su “Il cerchio rosso”

La più recente produzione letteraria del giovane scrittore serbo Predrag Anđelić, il romanzo CRVENI KRUG (tr.: Il cerchio rosso) si fa leggere tutto d’un fiato e merita di essere conosciuto anche in Italia. E non soltanto perchè l’autore ha seminato nelle sue pagine anche visioni e personaggi italiani, citando per esempio versi della Tosca e concludendo il racconto con Palazzo Farnese, Scarpia, Teatro La Fenice di Venezia ed altre „cose“ dello Stivale. È il romanzo come tale che ci calamita (così come l’Italia da sempre attrae i Serbi ed altri popoli della Slavia meridionale a noi geograficamente più vicini). A me personalmente è piacuta la visione artistica dell’autore che nelle pagine del romanzo ci parla di un destino che ha riunito quattro persone in un cerchio rosso percorso nei sette capitoli del libro. Il quale ci porta da Parigi a Roma ed a Venezia, comincia dalla Francia e si conclude in Italia attraverso bellezza, storia, avventure e riflessioni. Come quella sulla Città Eterna: „Sapete perchè si chiama così? Perchè ci è stata data… fino alla fine dei secoli“. E ancora una riflessione scelta qui a caso: „Siamo un unico corpo, signor Noè, il colore ci accomuna, noi siamo una fratellanza non soltanto per il sangue, da sempre, ma anche per il valori che conserviamo“. Un lettore italiano impara sempre molto sul modo di riflettere, di giudicare, di vivere dei Serbi. Sono un po’ diversi, ma non troppo da noi. A noi sono stati sempre vicini, come lo furono il vladika montenegrino Njegoš che volle conoscere Napoli, Roma, Trieste, Ivo Andrić che pure visse alcuni anni nello Stivale, Crnjanski e tanti altri ancora.

Giacomo Scotti

O “Letaču” i njegovom autoru

Pred nama je neobično delo još neobičnijeg autora. Neobično delo je jer obrađuje temu iz prostora između “teorije zavera”, tajnih službi i organizovanog kriminala a da ne zahvata u presudnoj meri ni jednu od pomenutih oblasti.

Ne može se doći do kraja knjige a da se bar jedanput ne pomisli da je cela priča autobiografskog karaktera ili da se u pojedinim likovima iz knjige prepoznaju dobro poznate ličnosti iz svakodnevnog života Srbije tog vremena. U tome je neobičnost autora. Predrag Anđelić je izatkao čitav jedan imaginarni, a istovremeno tako stvarni svet, da se čitalac zaista priupita ko je taj čovek koji se tako retko javljao svojim delima (uglavnom esejima, objavljivanim preko elektronskih medija) i gde je on do sada bio?

Anđelić za svoju knjigu skromno kaže da je ona rezultat “mnogo odgledanih filmova i mašte”. Ali, nije baš tako… Svako ko je uzme u ruke, na početku čitanja će možda tako nešto i pomisliti, ali će na kraju čitanja ostati duboko zamišljen nad mogućim odgovorom na jedno jednostavno pitanje: gde prestaje realnost a počinje fikcija?

Milan V. Petković, autor knjige “VOS i UDBA nisu isto – od Jalte do Malte” kao i drugih zapaženih dela iz oblasti rada obaveštajnih službi i bezbednosne problematike

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Detaljnije o romanu Letač

Vitomir Pušonjić o “Crvenom krugu”

Crveni krug je priča o Srbinu-emigrantu koji neobičnim spletom okolnosti postaje meta strane agenture i svetske zakulise. Prateći njegovu sudbinu od trenutka kada je zahvati kovitlac brzih događaja, čemu doprinosi i njegova neukrotiva balkanska priroda i nasleđena etika, Predrag Anđelić nas na jednostavan i vrlo efektan način suočava sa hijerarhijom zla koju čini sprega tajnih društava, obaveštajnih službi i kriminalnih klanova. Dinamičan, uzbudljiv, sa odličnim uvidima u psihologiju planetarnih moćnika i njihovu surovu i hladnu metodologiju potčinjavanja ljudi, roman Crveni krug postaje vrlo uznemirujuća slika savremene Evrope i sveta u celini. To je svet koji gubi nekadašnju bujnost i raznovrsnost, čiji se egzistencijalni i duhovni prostor neprestano sužava, a čovek-pojedinac završava ili kao žrtva ili kao rob ilegalnih elita i kriminogenih struktura. Ipak, svevremene istine o veri, ljubavi, prijateljstvu, ni u takvom svetu ne gube svoju večnu aktuelnost, te ljudska duša jedino u njima može naći svoja prava uporišta i odupreti se zlu, što nam autor predočava kroz vešto preplitanje sudbina svojih junaka. Zato njegov roman nije samo zanimljivo štivo koje se čita u dahu, nego i svojevrstan tumač haotičnog i košmarnog sveta današnjice, čiji mistični koreni sežu do najdaljih istorijskih epoha i najdubljih slojeva predanja, mitologije i magije.

Vitomir Pušonjić, književnik

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Detaljnije o romanu Crveni krug

“Il falco che è sceso sul guanto di un altro” – estratto da “Il cerchio rosso”

(“Soko koji je sleteo na tuđu rukavicu” – odlomak iz “Crvenog kruga”)

 

Finalmente lo guardo dal vivo, finalmente è davanti a me…  Quello che ho desiderato si è avverato, ora devo essere soddisfatto… – passava nella mente di Said.

L’avevano portato nell’edificio moderno alla periferia di Ginevra, e anche quello l’aveva già visto.  Percorreva un lungo corridoio seguendo un uomo un po’ calvo e basso, che si muoveva agitando le braccia come se volesse nuotare.  Lo condusse in una stanza con un grande vetro opaco e lo piazzò al tavolo.  Qualche minuto più tardi, dalla porta sulla parete opposta della stanza, entrò Ivan Thibault.  Said sapeva che precedentemente tre persone l’avevano osservato ed egli era uno di loro.  Ivan Thibault si sedette al tavolo e tirò fuori delle sigarette.  Said rifiutò la Davidoff che l’altro gli aveva offerto.  In silenzio, Thibault ne accese una per sé.

– Sento che parli bene francese. – gli disse.

– Molto bene. – rispose Said.

– L’hai imparato a Parigi o prima?

– Lo sapevo già prima.

– Bene, davvero…  Il francese è una bella lingua, dicono che con esso si può esprimere tutto quello che la mente umana riesce a concepire.  Said, non ti preoccupare per il tempo…  Voglio che cominci a raccontare, e senza risparmiare sulle descrizioni, dettagli e nemmeno sul tempo.  Voglio che cominciamo dall’inizio…

 

– Fai domande troppo difficili, Catherine. – disse il barone.

– Grazie per non aver detto che sono insensate, papà – rispose lei.

Il barone divenne serio e con lo sguardo fissò un punto al di sopra dei presenti, dimostrando ancora una volta un’istintiva signorilità.

– Non lo sono, certo. – disse. – Però sono estremamente difficili, profonde. – aggiunse. – Cercandone la risposta, possiamo allontanarci dalla comprensione del mondo come lo conosciamo…  È per questo che è pericoloso, in un certo senso.

Catherine notò che suo padre era disposto al dialogo.

– Di sicuro esiste una risposta razionale alla domanda che due sere fa Ivan ha fatto qui, riguardo i colpevoli per il dramma nella sua base segreta.  Comunque, perfino lui stesso ha detto che una risposta del genere è poco probabile.  Conoscendo Ivan, penso che, a dire il vero, lui l’avesse del tutto esclusa.  In tal caso, quale risposta rimane?

Il barone rimase in silenzio per qualche istante.

– Quale risposta razionale possiamo dare ad un sogno che ha presagito l’attacco di ieri sera, con il volto degli aggressori, un sogno fatto in sincronia – accentuò la parola – da Miša e da sua sorella?  Non ci può essere una risposta del genere!

– Una ci deve essere, monsieur Negrel… – disse Miša.  – Anche se in questo momento non la vediamo.

Il barone Negrel di nuovo assunse un atteggiamento serio prima di continuare.

– Io la vedo, giovanotto…  per me essa è l’unica risposta.

– Dica, la prego.

– Si tratta di forze che agiscono dal livello astrale.

– Astrale…?

 

– È della massima importanza che lei mi creda, signor Thibault. – iniziò Said.

Ivan Thibault lo osservò senza alcuna espressione sul volto.

– Il mio compito è di non credere, Said.  Convincimi.

– Lo farò.  Di sicuro.  Solo che è necessario che lei apra la mente alla possibilità che questo mondo rappresenti un luogo diverso da come l’ha vissuto fin’ora e come gliel’avevano insegnato; è importante che capisca in che modo la storia è un’arena da combattimento non tra “forze arbitrarie e rapporti arbitrarii”, come pensate voi europei, ma un combattimento tra Titani , esseri incorporei che muovono individui, gruppi e popoli convincendoli – il più delle volte – che si tratti del loro libero arbitrio.  A volte, quando si parla di adepti, quelle forze si rivelano con qualche atto o richiedono una certa azione.

– Mi rallegra la tua conoscenza della mitologia greca e della sociologia. – Ivan Thibault lo interruppe. – Comunque vorrei che ci attenessimo al tema.

– Questo è il tema, signor Thibault, gliel’assicuro!  Ciò che, a modo suo, sostiene il mito dei Titani, che si sono ribellati contro il dio del Cielo, Urano, è successo davvero.  Del resto, è quel che insegna la vostra Bibbia.  Quella generazione di Titani, la prima, è vissuta in Cielo.  In seguito alla ribellione sono scesi sotto il Cielo.

– Vuoi dire qui, sulla Terra?

Said lo guardò con la massima serietà.

– Sì.

Ivan Thibault gli fece segno di continuare.

– Sono tanti come la sabbia del mare; si distinguono per ranghi e per poteri.  La demonologia studia la loro esistenza e pure la loro attribuzione.  Qui, nell’Europa Occidentale, avete degli ottimi demonologhi…

– Said… – Ivan Thibault lo interruppe, e di nuovo tentò di essere cortese.  – Said, per favore, dimmi cosa c’entra questa storia con il tuo desiderio di vedermi.

Said inghiottì la saliva prima di rispondere.

– Anch’io mi occupo di demonologia, signor Thibault.

– Bene, e allora?

Sono stato io a mandare l’uomo con il labbro tagliato nel sogno della sorella di Miša Marković. – disse.

Ivan Thibault a malapena trattenne lo shock.  E chi ha mandato a Miša… quasi gli sfuggì.

– Continua. – disse con calma.

– Volevo che tutto cessasse, che si finisse con le uccisioni, signor Thibault.  Mi deve credere.  Sono stato mandato dal Cairo a Parigi…

– Chi ti ha mandato?

Said si fermò.  Rimase in silenzio per qualche istante, e poi con gli occhi chiusi pronunciò qualcosa che assomigliava ad una preghiera.  Ivan Thibault non volle interromperlo.  Attese che Said riaprisse gli occhi.

– Chi ti ha mandato?

– Preferirei non parlarne, signor Thibault.  Ho per lei delle informazioni molto più importanti, del genere che la interesseranno davvero…

Ivan Thibault stimò che in quel momento doveva essere arrendevole con Said.  Gli fece un sorriso amichevole il che significava che aveva  accolto la sua richiesta.

– In cambio di quelle informazioni, chiedo che mi fornisca la totale immunità davanti alla corte francese e quella svizzera e di ritrasferirmi a Cairo.

Il capo dei servizi segreti francesi pensò come avrebbero reagito a questo i colleghi svizzeri dall’altra parte del vetro opaco.  Nell’immaginarli, sorrise tra sé.

– Said – gli disse – capisci che in questo momento ci troviamo sul suolo svizzero…

– A parte quello – per la prima volta Said interruppe Ivan Thibault – non chiedo altro.  Nemmeno le garanzie scritte da parte sua e di suoi colleghi svizzeri che stanno ascoltando questo.  Nel mio mondo, esse non sono necessarie.  È importante che raggiungiamo un accordo.  Lei e io, e anche il suo collega svizzero e amico Jean Boyer, detto Volpe.

Ora sono di sicuro entusiasti, pensò Ivan Thibault.

– Nel caso dovesse raggirare questo accordo, signor Thibault – continuò Said – allora avrei il diritto morale di uccidervi entrambi.

In questo momento stanno esultando dietro il vetro, suppose  Ivan Thibault.  Said sembrava sollevato.  Thibault sapeva che era il momento di riprendere il controllo della conversazione.

– Said, sarebbe scorretto nei tuoi confronti, se io non ti informassi sulla tua situazione attuale.  Primo: mi stai offrendo informazioni che ti collegano a crimini gravi.  Secondo: ti trovi in un edificio che nessuno sospetta appartenere ai servizi supersegreti svizzeri.  Terzo: i miei colleghi ed io abbiamo modo di venire a sapere da te tutto quello che ci interessa, che tu ne abbia voglia o meno.  Quale di questi tre fatti ti rende tranquillo?

– Il “terzo”, signor Thibault. – rispose Said al cinismo di Thibault.  – Sbaglia se pensa di poter ottenere da me qualsiasi cosa contro la mia volontà.  Riesco ad estrarre la mia anima dal corpo …  A lei sembrerebbe morte clinica. Non credo che in quella condizione le sarei utile.

Said rise maliziosamente, ma il volto di Ivan Thibault non mostrò cambiamenti.

– Per ora la nostra conversazione è finita. – disse. – Voglio impegnarmi per te presso le autorità svizzere, Said. – aggiunse inaspettatamente. – Dammi un altro argomento.  Dammi un motivo.

– Gliene do ben due, signor Thibault.  Le dirò quale pericolo incombe sul suo amico, il barone Louis Negrel. – Qui Said fece una pausa calcolata. – Le darò pure quello che nessun altro potrebbe darle:  il nome della persona che ha ucciso Henri Grillasca.

Ivan Thibault si sentì come se la ruota del roulette gli avesse procurato una vincita.  Dentro di sé ringraziò Said per avergli dato, in verità, anche il terzo argomento evitando di menzionare il massacro nella sua base.  Solo per aver menzionato Henri Grillasca, coscientemente o meno, aveva aumentato lo spazio per le manovre nelle trattative riguardo il destino di Said.  Si sforzò a rimanere freddo.

– È vero, il signor Louis Negrel è una persona rispettata in Francia e inoltre è un mio amico. – disse.

Tralasciando di nominare Grillasca, Thibault fece capire a Said di essere molto interessato alla sua prossima testimonianza, e che avrebbe fatto di tutto pur di arrivare ad essa fuori della Svizzera, nell’atmosfera intima di DCRI¹ a Parigi.

Chiuse la porta dietro di sé e fu davanti a quelli che si trovavano d’altra parte del vetro opaco.

– Ci hai portato uno strano ospite, Ivan – disse l’uomo con i capelli completamente bianchi.

– Come vedi, Jean, non avevo scelto io il luogo per il rendez-vous².

– Guardalo…  Fisionomia così fragile, occhietti spaventati da topo, e richieste così grandi…  non è logico, vero? – disse Jean Boyer per giustificare il suo nomignolo Volpe.

– Consegnamelo, Jean. – disse Ivan Thibault guardando attraverso il vetro.

– Sono tempi strani, Ivan…  Non riesco ad abituarmici!  Una volta noi due ci saremmo interessati ai grandi personaggi, tipo lo Sciaccallo, no?  Oggi ci svegliano per questi…  Cosa offri? – chiese all’improvviso, senza distogliere lo sguardo da Said.

– Quello che vuoi, più il ringraziamento.

– Ci verrebbero tante cose in cesta …  Va, e digli che vi siete messi d’accordo.  Io ti aspetterò nel gabinetto, per il nostro accordo…

 

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1 Direction central du renseignement intérieur (francese) – servizio informazioni interno formato nel 2008, sotto la giurisdizione del Ministero degli affari interni francese.

2 (francese) incontro

3 Ilich Ramirez Sanchez, meglio conosciuto come Carlos lo Sciacallo, il quale sta scontando ergastolo nella prigione in Francia.

Perchè scrivo – un intervento di Predrag Anđelić al 9° Festival Letterario Grado Giallo 2016

(Zašto pišem – govor Predraga Anđelića na 9. Književnom festivalu Grado Giallo 2016)

Gentili organizatori,

Gentili ospiti,

Vorrei leggerVi alcune considerazioni personali che ritengo molto importanti.

Una volta a uno scrittore venne posta la domanda su come era diventato scrittore: „Beh“, ha risposto, „ho iniziato a scrivere per me stesso e mi è piaciuto. In seguito ho mostrato quello che avevo scritto a mia moglie. Anche a lei è piaciuto molto. Dopo di lei i miei amici hanno visto i miei scritti e impressionati, mi hanno incoraggiato a proseguire“.

Grazie a Dio, possiamo aggiungere, il loro giudizio era stato imparziale e infatti questo venne poi confermato da centinaia di milioni di altri lettori.

Sapete chi era quello scrittore? Era Roberto Ludlum, naturalmente. (Secondo alcune valutazioni la tiratura dei suoi libri è tra 290 e 500 milioni di copie).

Dunque, in questo modo si diventa scrittore. Ma il quesito principale è perchè lo si diventa?

Esattamente ventotto anni fa, ho visto l’intervista rilasciata dal grande scrittore serbo Filip David. Alla domanda come si comincia a scrivere, ha risposto che per alcuni accade in modo molto semplice, per altri in un modo estremamente preciso: „L’uomo prima legge molto, poi da un certo momento, inizia a scrivere lui stesso“.

Però rimane la stessa questione di base: perchè?

Per quanto riguarda me stesso, mi sembra di avere trovato una risposta.

Guardando al passato, al ciclo della mia vita, a quei punti che essa ha collegato tra loro, sono tornato alla mia prima infanzia, fino ai primi ricordi, all’inizio. Questo amarcord, il quale è diventato la parte più entusiasmante della mia vita quando ho intuito che ero da sempre la stessa persona, ha posto il nuovo, ultimo quesito: quando sono diventato quello che sono?

Ancora non lo so, ma so che questa è la ragione per la quale scrivo. Io scrivo molto facilmente, non soltanto perchè mi ha educato l’estetica dei film di Jean-Pierre Melville – tutte le fasi della creazione di un’opera letteraria a partire dalla costruzione della trama, l’esplorazione e la scrittura – si svolgono senza ostacoli, come se le porte, una dopo l’altra, mi si aprissero davanti in un corridoio nel quale mi sono inoltrato. Questo accade perchè io sento molto intensamente il mondo della mia letteratura; trovandomi quindi in qualcosa che conosco, è lì che cerco la risposta alla domanda principale.

Mi incute coraggio il fatto che anche i miei lettori condividano il mio entusiasmo. Io non uso molte parole, perchè „il meno diventa sempre il più“. La dinamica della trama si basa su scene brevi e cambiamenti repentini che gradualmente intensificano la tensione, mentre l’atmosfera si basa su descrizioni precise, sui dialoghi e sugli sguardi tra i protagonisti, alla stregua dei migliori film horror, i quali sono composti da un gioco di ombre e attese che destano sentimenti di paura negli spettatori. Ci dice tutto sulla semplicità, l’esempio di Omero che descrive la bella Elena: „Quando Elena entrò gli anziani si alzarono“…

Cosi, secondo l’opinione generale dei lettori, davanti a voi si trova un libro degno dell’epiteto di un thriller cioè „un libro da cui non ci si può staccare“ (The book you can’t put down). Siccome il mondo è un posto molto interessante, e perchè lo scrivere desta in me un piacere indescrivibile, credo che non mi mancherà il materiale per altri libri, infatti in questo momento ne sto scrivendo uno nuovo.

Vi ringrazio per l’attenzione.

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Predrag Anđelić na 9. Festivalu Grado Giallo u Italiji

Na poziv organizatora Festivala, profesora emeritusa Univerziteta u Trstu Elvia Gvanjinija (Elvio Guagnini) i prvog čoveka opštine Grado gosp. Daria Raunje (Dario Raugna) Predrag Anđelić je bio gost 9. Književnog festivala Grado Giallo (9º Festival Letterario Grado Giallo), u severnojadranskom italijanskom letovalištu Grado. Tom prilikom je festivalskoj publici predstavljen triler Crveni krug (Il cerchio rosso). Festival je trajao četiri dana, od 29. septembra do 2. oktobra. (Na fotografiji predstavljanje trilera Crveni krug i razgovor sa autorom Predragom Anđelićem).

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Predrag Anđelić u Veneciji

Predrag Anđelić je boravio u Veneciji i posetio slavnu opersku kuću Teatro La Fenice u kojoj se odigrala završna scena romana Crveni krug. (Na fotografiji u loži pred početak Verdijeve opere La traviata).

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