“Il falco che è sceso sul guanto di un altro” – estratto da “Il cerchio rosso”

(“Soko koji je sleteo na tuđu rukavicu” – odlomak iz “Crvenog kruga”)

 

Finalmente lo guardo dal vivo, finalmente è davanti a me…  Quello che ho desiderato si è avverato, ora devo essere soddisfatto… – passava nella mente di Said.

L’avevano portato nell’edificio moderno alla periferia di Ginevra, e anche quello l’aveva già visto.  Percorreva un lungo corridoio seguendo un uomo un po’ calvo e basso, che si muoveva agitando le braccia come se volesse nuotare.  Lo condusse in una stanza con un grande vetro opaco e lo piazzò al tavolo.  Qualche minuto più tardi, dalla porta sulla parete opposta della stanza, entrò Ivan Thibault.  Said sapeva che precedentemente tre persone l’avevano osservato ed egli era uno di loro.  Ivan Thibault si sedette al tavolo e tirò fuori delle sigarette.  Said rifiutò la Davidoff che l’altro gli aveva offerto.  In silenzio, Thibault ne accese una per sé.

– Sento che parli bene francese. – gli disse.

– Molto bene. – rispose Said.

– L’hai imparato a Parigi o prima?

– Lo sapevo già prima.

– Bene, davvero…  Il francese è una bella lingua, dicono che con esso si può esprimere tutto quello che la mente umana riesce a concepire.  Said, non ti preoccupare per il tempo…  Voglio che cominci a raccontare, e senza risparmiare sulle descrizioni, dettagli e nemmeno sul tempo.  Voglio che cominciamo dall’inizio…

 

– Fai domande troppo difficili, Catherine. – disse il barone.

– Grazie per non aver detto che sono insensate, papà – rispose lei.

Il barone divenne serio e con lo sguardo fissò un punto al di sopra dei presenti, dimostrando ancora una volta un’istintiva signorilità.

– Non lo sono, certo. – disse. – Però sono estremamente difficili, profonde. – aggiunse. – Cercandone la risposta, possiamo allontanarci dalla comprensione del mondo come lo conosciamo…  È per questo che è pericoloso, in un certo senso.

Catherine notò che suo padre era disposto al dialogo.

– Di sicuro esiste una risposta razionale alla domanda che due sere fa Ivan ha fatto qui, riguardo i colpevoli per il dramma nella sua base segreta.  Comunque, perfino lui stesso ha detto che una risposta del genere è poco probabile.  Conoscendo Ivan, penso che, a dire il vero, lui l’avesse del tutto esclusa.  In tal caso, quale risposta rimane?

Il barone rimase in silenzio per qualche istante.

– Quale risposta razionale possiamo dare ad un sogno che ha presagito l’attacco di ieri sera, con il volto degli aggressori, un sogno fatto in sincronia – accentuò la parola – da Miša e da sua sorella?  Non ci può essere una risposta del genere!

– Una ci deve essere, monsieur Negrel… – disse Miša.  – Anche se in questo momento non la vediamo.

Il barone Negrel di nuovo assunse un atteggiamento serio prima di continuare.

– Io la vedo, giovanotto…  per me essa è l’unica risposta.

– Dica, la prego.

– Si tratta di forze che agiscono dal livello astrale.

– Astrale…?

 

– È della massima importanza che lei mi creda, signor Thibault. – iniziò Said.

Ivan Thibault lo osservò senza alcuna espressione sul volto.

– Il mio compito è di non credere, Said.  Convincimi.

– Lo farò.  Di sicuro.  Solo che è necessario che lei apra la mente alla possibilità che questo mondo rappresenti un luogo diverso da come l’ha vissuto fin’ora e come gliel’avevano insegnato; è importante che capisca in che modo la storia è un’arena da combattimento non tra “forze arbitrarie e rapporti arbitrarii”, come pensate voi europei, ma un combattimento tra Titani , esseri incorporei che muovono individui, gruppi e popoli convincendoli – il più delle volte – che si tratti del loro libero arbitrio.  A volte, quando si parla di adepti, quelle forze si rivelano con qualche atto o richiedono una certa azione.

– Mi rallegra la tua conoscenza della mitologia greca e della sociologia. – Ivan Thibault lo interruppe. – Comunque vorrei che ci attenessimo al tema.

– Questo è il tema, signor Thibault, gliel’assicuro!  Ciò che, a modo suo, sostiene il mito dei Titani, che si sono ribellati contro il dio del Cielo, Urano, è successo davvero.  Del resto, è quel che insegna la vostra Bibbia.  Quella generazione di Titani, la prima, è vissuta in Cielo.  In seguito alla ribellione sono scesi sotto il Cielo.

– Vuoi dire qui, sulla Terra?

Said lo guardò con la massima serietà.

– Sì.

Ivan Thibault gli fece segno di continuare.

– Sono tanti come la sabbia del mare; si distinguono per ranghi e per poteri.  La demonologia studia la loro esistenza e pure la loro attribuzione.  Qui, nell’Europa Occidentale, avete degli ottimi demonologhi…

– Said… – Ivan Thibault lo interruppe, e di nuovo tentò di essere cortese.  – Said, per favore, dimmi cosa c’entra questa storia con il tuo desiderio di vedermi.

Said inghiottì la saliva prima di rispondere.

– Anch’io mi occupo di demonologia, signor Thibault.

– Bene, e allora?

Sono stato io a mandare l’uomo con il labbro tagliato nel sogno della sorella di Miša Marković. – disse.

Ivan Thibault a malapena trattenne lo shock.  E chi ha mandato a Miša… quasi gli sfuggì.

– Continua. – disse con calma.

– Volevo che tutto cessasse, che si finisse con le uccisioni, signor Thibault.  Mi deve credere.  Sono stato mandato dal Cairo a Parigi…

– Chi ti ha mandato?

Said si fermò.  Rimase in silenzio per qualche istante, e poi con gli occhi chiusi pronunciò qualcosa che assomigliava ad una preghiera.  Ivan Thibault non volle interromperlo.  Attese che Said riaprisse gli occhi.

– Chi ti ha mandato?

– Preferirei non parlarne, signor Thibault.  Ho per lei delle informazioni molto più importanti, del genere che la interesseranno davvero…

Ivan Thibault stimò che in quel momento doveva essere arrendevole con Said.  Gli fece un sorriso amichevole il che significava che aveva  accolto la sua richiesta.

– In cambio di quelle informazioni, chiedo che mi fornisca la totale immunità davanti alla corte francese e quella svizzera e di ritrasferirmi a Cairo.

Il capo dei servizi segreti francesi pensò come avrebbero reagito a questo i colleghi svizzeri dall’altra parte del vetro opaco.  Nell’immaginarli, sorrise tra sé.

– Said – gli disse – capisci che in questo momento ci troviamo sul suolo svizzero…

– A parte quello – per la prima volta Said interruppe Ivan Thibault – non chiedo altro.  Nemmeno le garanzie scritte da parte sua e di suoi colleghi svizzeri che stanno ascoltando questo.  Nel mio mondo, esse non sono necessarie.  È importante che raggiungiamo un accordo.  Lei e io, e anche il suo collega svizzero e amico Jean Boyer, detto Volpe.

Ora sono di sicuro entusiasti, pensò Ivan Thibault.

– Nel caso dovesse raggirare questo accordo, signor Thibault – continuò Said – allora avrei il diritto morale di uccidervi entrambi.

In questo momento stanno esultando dietro il vetro, suppose  Ivan Thibault.  Said sembrava sollevato.  Thibault sapeva che era il momento di riprendere il controllo della conversazione.

– Said, sarebbe scorretto nei tuoi confronti, se io non ti informassi sulla tua situazione attuale.  Primo: mi stai offrendo informazioni che ti collegano a crimini gravi.  Secondo: ti trovi in un edificio che nessuno sospetta appartenere ai servizi supersegreti svizzeri.  Terzo: i miei colleghi ed io abbiamo modo di venire a sapere da te tutto quello che ci interessa, che tu ne abbia voglia o meno.  Quale di questi tre fatti ti rende tranquillo?

– Il “terzo”, signor Thibault. – rispose Said al cinismo di Thibault.  – Sbaglia se pensa di poter ottenere da me qualsiasi cosa contro la mia volontà.  Riesco ad estrarre la mia anima dal corpo …  A lei sembrerebbe morte clinica. Non credo che in quella condizione le sarei utile.

Said rise maliziosamente, ma il volto di Ivan Thibault non mostrò cambiamenti.

– Per ora la nostra conversazione è finita. – disse. – Voglio impegnarmi per te presso le autorità svizzere, Said. – aggiunse inaspettatamente. – Dammi un altro argomento.  Dammi un motivo.

– Gliene do ben due, signor Thibault.  Le dirò quale pericolo incombe sul suo amico, il barone Louis Negrel. – Qui Said fece una pausa calcolata. – Le darò pure quello che nessun altro potrebbe darle:  il nome della persona che ha ucciso Henri Grillasca.

Ivan Thibault si sentì come se la ruota del roulette gli avesse procurato una vincita.  Dentro di sé ringraziò Said per avergli dato, in verità, anche il terzo argomento evitando di menzionare il massacro nella sua base.  Solo per aver menzionato Henri Grillasca, coscientemente o meno, aveva aumentato lo spazio per le manovre nelle trattative riguardo il destino di Said.  Si sforzò a rimanere freddo.

– È vero, il signor Louis Negrel è una persona rispettata in Francia e inoltre è un mio amico. – disse.

Tralasciando di nominare Grillasca, Thibault fece capire a Said di essere molto interessato alla sua prossima testimonianza, e che avrebbe fatto di tutto pur di arrivare ad essa fuori della Svizzera, nell’atmosfera intima di DCRI¹ a Parigi.

Chiuse la porta dietro di sé e fu davanti a quelli che si trovavano d’altra parte del vetro opaco.

– Ci hai portato uno strano ospite, Ivan – disse l’uomo con i capelli completamente bianchi.

– Come vedi, Jean, non avevo scelto io il luogo per il rendez-vous².

– Guardalo…  Fisionomia così fragile, occhietti spaventati da topo, e richieste così grandi…  non è logico, vero? – disse Jean Boyer per giustificare il suo nomignolo Volpe.

– Consegnamelo, Jean. – disse Ivan Thibault guardando attraverso il vetro.

– Sono tempi strani, Ivan…  Non riesco ad abituarmici!  Una volta noi due ci saremmo interessati ai grandi personaggi, tipo lo Sciaccallo, no?  Oggi ci svegliano per questi…  Cosa offri? – chiese all’improvviso, senza distogliere lo sguardo da Said.

– Quello che vuoi, più il ringraziamento.

– Ci verrebbero tante cose in cesta …  Va, e digli che vi siete messi d’accordo.  Io ti aspetterò nel gabinetto, per il nostro accordo…

 

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1 Direction central du renseignement intérieur (francese) – servizio informazioni interno formato nel 2008, sotto la giurisdizione del Ministero degli affari interni francese.

2 (francese) incontro

3 Ilich Ramirez Sanchez, meglio conosciuto come Carlos lo Sciacallo, il quale sta scontando ergastolo nella prigione in Francia.

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